Alla fine della prima guerra mondiale, tra i “ruggenti anni venti” e la fine degli anni trenta come reazione agli anni di privazioni dovute alla guerra si manifestò un periodo di esaltazione e joie de vivre.
Il nuovo motto era "Vivere e dimenticare il passato".
Così in Europa ed in America nasceva lo stile Art Déco.
Il nome Déco deriva dalla dicitura “Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes” (Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne) tenutasi a Parigi nel 1925, che ha dato il via a questo nuovo fenomeno che ha coinvolto arti decorative, arti visive, architettura e moda.
Per via delle sue origini l’Art Déco è chiamata anche “Stile 1925”.
ll termine "Art déco" non ebbe, però, un ampio uso fino a che quel gusto non fu rivalutato negli anni sessanta.
La guerra aveva cambiato in modo radicale la vita delle donne.
Gli uomini erano al fronte e loro dovettero sostituirli andando a lavorare nelle fabbriche, nelle fattorie.
Anche l’abbigliamento non era più adatto, corpetti stretti, gonne lunghe, pettinature elaborate furono abbandonate in favore di abiti più corti o pantaloni e i capelli tagliati “à la garconne”.
Artefice di questo cambiamento fu il sarto Paul Poiret
mentre alla fine degli anni venti
Coco Chanel inventò per le donne
la linea sportiva con i famosissimi tailleur.
Di sera invece gli abiti lunghi con profonde scollature sulla schiena restituivano alle donne femminilità.
Per le arti decorative le nuove parole chiave,come reazione agli eccessi del naturalismo dell’ Art Nouveau, furono: geometria, contrasto cromatico, linearità e stilizzazione. Queste qualità divennero l'emblema della "moderna" gioielleria art déco.
L’art déco è modernità.
Le famose maisons di gioielleria trovarono fonti d'ispirazione nelle civiltà del Medio ed Estremo Oriente e dell' America del Sud, nelle scoperte archeologiche, in particolare quando nel 1922 venne aperta la tomba di Tutankhamen nella Valle dei Re in Egitto
e dai movimenti artistici contemporanei, quali il cubismo, il fauvismo e il futurismo.
L'ossessione per il colore di Matisse, Dufy e di altri fauvisti, portò ad abolire la prospettiva, il chiaroscuro e il dettaglio in favore di contrasti cromatici e di linee essenzialmente semplici.
Il futurismo con il manifesto di Marinetti, che celebrava la velocità, le macchine e la frenesia della vita urbana, suggeriva che l'ispirazione artistica dovesse venire proprio dal mondo meccanico e incoraggiò la rimozione di tutti gli eccessi decorativi in favore di linee geometriche.
Le forme lineari e geometriche dell'arte islamica, con le sue rappresentazioni stilizzate del mondo naturale, ben si adattavano agli ideali dell'art déco, così come le vivaci combinazioni di colori primari delle ceramiche e delle piastrelle delle moschee.
I colori primari dei gioielli in smalto di Jaipur ispirarono molte delle creazioni in rubini, smeraldi e diamanti della fine degli anni venti.
Il risultato fu una produzione di gioielli estremamente varia e ricca.
I gioielli divennero accessori strettamente dipendenti dalla forma e dai colori degli abiti con i quali venivano indossati, piuttosto che preziosi ornamenti simbolo di ricchezza, come era stato negli anni che avevano preceduto la guerra.
E’ singolare che la donna degli anni Venti, poco coperta dagli abiti, amò coprirsi di gioielli: molti bracciali erano indossati sullo stesso braccio e cascate di collane venivano indossate sui vestiti.
La donna sportiva, attiva ed emancipata iniziò ad indossare l’orologio, simbolo del nuovo stile di vita frenetico e dinamico, sia di giorno che di sera così venne dato l’impulso ai gioiellieri di creare orologi gioiello sempre più elaborati e di design.
I gioiellieri-artisti più famosi dell' epoca furono George e Jean Fouquet, Gerard Sandoz, Raymond Templier,Jean Desprès, e Jean Dunand.
In questo periodo venne adoperata una nuova lega, il platino e un gruppo di scienziati giapponesi svilupparono una tecnica per la coltivazione delle perle, fino ad allora carissime e rare.
Cosa creavano le principali maisons di gioielleria dell'epoca?
Cartier abbracciò la nuova moda, ma mantenne sempre la moderazione, lo stile e l' equilibrio caratteristici di questa grande maison.
Grazie al suo utilizzo pionieristico del platino, che consente incastonature morbide e quasi invisibili, Cartier crea autentici pezzi di gioielleria che svelano tutto lo splendore dei diamanti, dando vita a gioielli sfolgoranti ambiti dalle corti reali di tutto il mondo.
Questa innovazione di Cartier, che segna gli esordi della sua fama a livello internazionale, verrà più tardi battezzata "stile ghirlanda".
L'Estremo Oriente, l'India e la Persia influenzarono profondamente la produzione di Cartier.
Il fatto che questo stile particolare abbia avuto grande successo, non impedisce a Cartier di esplorare il territorio allora sconosciuto della stilizzazione geometrica questo lo renderà l’antesignano dell’Art Déco.
Boucheron produsse grandi e straordinarie spille ovali o a volute,
I motivi floreali erano interpretati in maniera nuova e stilizzati in tralci e bouquets di diamanti bordati da smalto nero o onice, talvolta impreziositi con coralli.
La produzione di Lacloche degli anni Venti è caratterizzata dai colori vivaci e dalla forte geometria dei portasigarette e delle trousses da trucco in smalto e lacca.
Mauboussin fu particolarmente attratto da stilizzazioni floreali, che spesso apparvero su braccialetti e spille in cui le pietre colorate e gli smalti contrastavano con la bianca brillantezza dei diamanti
Van Cleef and Arpels sensibile all'influenza delle scoperte archeologiche in Egitto, lanciò una serie di gioielli, specialmente bracciali flessibili a fascia, decorati con motivi d'ispirazione faraonica.
Un contributo alla formazione del nuovo stile venne anche dalla produzione degli italiani Ravasco
e Janesish
Lo spirito effervescente degli anni Venti lasciò il posto ad un maggior senso di moderazione e responsabilità soprattutto con l’avvento della grande crisi del 1929 ma non nella oreficeria che al contrario i gioielli si fecero ancora più grandi e audaci, caratterizzati da massicce costruzioni di placche, nastri, fibbie e cinghie.
Paradossalmente, la crisi economica si sentì solo marginalmente nella gioielleria e le creazioni degli anni Trenta misero in mostra un'opulenza di gemme, di forme più arrotondate e tridimensionali sconosciute nel decennio precedente.
A partire dalla metà degli anni trenta il platino, l’oro bianco e l’argento vennero accantonati e tornò di moda l’oro giallo.
L'art déco cominciò a perdere lentamente campo in Occidente una volta raggiunta la produzione di massa.
Si riteneva fosse kitsch e che presentasse un'immagine falsa del lusso.
La seconda guerra mondiale decretò definitivamente la fine di questo stile.